Il Tfa speciale? Ci ho sperato, contato, creduto

Francesca - Gentile Redazione, sono, ormai, mesi che mi collego al Vs. sito, più volte al giorno. Appartengo alla famigerata terza fascia, insegno da oltre dieci anni; non ho potuto fare il concorsone perchè avevo vinto – con enormi sacrifici – un dottorato, sono sposata con figli. Non so neanche più quanti giorni, mesi, anni ho di insegnamento.

So solo che ho portato avanti classi a dir poco sul baratro da un punto di vista letterario (A043), risollevato ragazzini che a stento sapevano riconoscere una “e” congiunzione da una “è” verbo. Ho bocciato, promosso, fatto colloqui individuali, consultato neuro-psichiatri infantili per i casi più difficili. Corretto fino a notte fonda, consolato, sgridato, messo note, fatto da coordinatore, assistente agli esami, ecc.

Non ho frequentato le SISS, perchè troppo care, incompatibili con l’insegnamento e la gestione familiare. Adoro insegnare. Dopo la mia famiglia, i ragazzi (ogni anno diversi, ma uguali nelle loro richieste, nei loro dubbi e nelle loro difficoltà) sono la mia vita. A loro dedico, da anni, la parte migliore di me, in termini di energia, freschezza mentale e disponibilità. Spesso, anche a scapito dei miei cari.

Il Tfa speciale? Ci ho sperato, contato, creduto. Ma non si capisce niente. Notizie che si smentiscono a vicenda di ora in ora, sulla pelle di chi si è consumato per la scuola.

Mi sono iscritta, come molti, al Tfa ordinario, con rassegnazione e forse anche con un ultimo scatto di orgoglio. L’idea di competere con tanti ragazzini freschi di laurea breve, ancora a carico di mamma e papà, totalmente digiuni delle più elementari dinamiche scolastiche, mi fa persino un po’ sorridere. Un po’ meno, però, se penso ai soldi che la mia famiglia ed io dovremo sborsare…

Da giorni leggo sul Vs. sito, ma anche altri, toni urlati, disperati, angosciati. Hanno tutti ragione. Trovo spiazzante la notizia, che ho letto questa mattina, di brogli in merito alle iscrizioni a Cineca. Ma, francamente, non mi stupisco più di nulla. C’è, forse, un lato positivo in questa situazione grottesca: riesco, con la scusa del Tfa ordinario, a sentirmi ancora giovane (ho 39 anni), a rivedermi quando era una studentessa o una insegnante (perchè tale mi reputo) alle prime armi.

Alle medie inferiori tante nozioni non servono, ancora grazie se si riesce a fare un po’ di cenni di storia della letteratura italiana (molti docenti non fanno neppure quelli!), la storia e la geografia annoiano i ragazzi e io mi sforzo ogni giorno nel cercare di coinvolgerli, per farli crescere come esseri pensanti e coscienti del ruolo che saranno chiamati, tra pochi anni, a svolgere in questa nostra disgraziata società.

Leopardi, che ho ripreso con un entusiasmo che non pensavo, mi è in questo periodo di grande conforto. Mi ritrovo nelle sue parole, nella sua solitudine angosciata: “Ben sento, in noi di cari inganni, non che la speme, il desiderio è spento. Posa per sempre. Assai palpitasti. NON VAL COSA NESSUNA I MOTI TUOI, NE’ DI SOSPIRI E’ DEGNA LA TERRA.”